03
Apr
da iConfronti.it
di Nunzia Gargano |
Uno dei prodotti più importanti dell’Agro Nocerino-Sarnese è il Pomodorino Corbarino rivalutato negli ultimi anni grazie alla sensibilità e al sogno di Carlo D’Amato che qualche anno fa è riuscito a convincere i contadini del suo paese, Corbara appunto, a ripulire il terreno per tornare a seminare il prodotto originario. Così Carlo insieme a Paolo Graziano ha dato vita a un’azienda artigianale, “I Sapori di Corbara”.
La seconda vita del pomodorino corbarino l’ha reso poi protagonista della tesi di laurea discussa dal dottor Bartolomeo Padovano presso la Facoltà di Agraria di Portici di cui si riportano alcuni stralci.
Il pomodoro corbarino, il cui nome deriva dalla zona di origine, è caratterizzato da piante ad accrescimento indeterminato e da bacche di piccole dimensioni, dallo spiccato sapore agrodolce. Appare particolarmente idoneo per la trasformazione industriale, conservato intero, non pelato, in succo ricavato dagli stessi pomodorini, ma è utilizzato anche per il mercato del fresco o come pomodoro da serbo, quindi tale varietà è caratterizzata dalla elevata versatilità di utilizzo.
Il territorio prevalentemente montuoso del comune di Corbara ha un’altitudine che varia dai 106 agli 800 metri circa del Valico di Chiunzi. I terreni in cui è coltivato sono molto profondi, soffici, di media costituzione fisica e ben dotati di fosforo assimilabile e di potassio scambiabile; risultano essere piuttosto freschi per il tipico strato di lapillo presente a 1,5-2 metri di profondità che funge da drenaggio e come riserva idrica regolando il flusso della preziosa acqua.
Le caratteristiche climatiche della zona risentono della benefica influenza del mare che addolcisce le escursioni termiche.
Il prodotto principale dell’agricoltura locale è il pomodorino di Corbara. La sua particolare sapidità ed il suo gusto leggermente acre ne fanno un ottimo prodotto da consumare fresco, condito in gustose insalate o da lavorare per la realizzazione di sughi. Ottimo se cucinato col pesce perché capace di assorbire l’aspro salmastro del mare conservandolo gelosamente.
Sono dolcissimi i pomodorini di Corbara pazientemente raccolti a ciocche (spunzillo), legati in grappoli mediante una sottile cordicella che, oltre a tenerli insieme, consente di appenderli in una zona asciutta e ombreggiata per poterli conservare per mesi fino a farli diventare un concentrato di profumi e sapori, ingrediente fondamentale per i piatti di questi luoghi; maturano sui terrazzi soleggiati e, conservando il sapore dello iodio, permettono di conferire alle gustose salsette e zuppe di pesce un sapore unico ed inimitabile.
Per quanto riguarda gli aspetti agronomici e la coltivazione, la preparazione del seme avviene nel mese di agosto ed è realizzata schiacciando manualmente i pomodorini migliori selezionati dall’agricoltore, dopo averli lavati più volte. Il seme è raccolto in una bacinella, sciacquato per eliminare le parti residue di pomodoro ed è messo a essiccare al sole per tre giorni circa e conservato in un drappo di cotone in un luogo asciutto e ben aerato.
La preparazione del semenzaio viene effettuata da fine febbraio a fine marzo in funzione dell’andamento climatico. Il terreno destinato è arato manualmente con la zappa, alcuni effettuano una concimazione pre-zappatura con letame, altri con concime. Dopo la preparazione del letto di semina, si procede allo spargimento del seme, alla sua copertura con un sottile strato di terreno, ad un’irrigazione superficiale e alla chiusura del semenzaio con telo in plastica. L’impianto delle piantine può essere effettuata sia meccanicamente con il motocoltivatore o manualmente con la zappa.
La zappatura riesce a mescolare il terreno in profondità. Ha anche lo scopo di controllare le erbe infestanti interrandole tra due solchi adiacenti insieme a concimi o letami di varie specie animali per aumentare la fertilità del suolo, a residui di coltivazioni precedenti e di coprire tali materiali con la successiva operazione di sarchiatura. La zappatura si effettua tra fine febbraio e metà marzo. In alcuni casi, essa è preceduta da un’operazione di fresatura del terreno per renderlo più morbido dopo i lavori estivi-autunnali e al copestio a opera del contadino.